Sarà un titolo esagerato, ma Max è nel 36º da oltre 30 anni, e con le sue foto c’è una parte della storia del nostro circolo.

E’ stato il protagonista dell’ultimo venerdì, e quando mi ha annunciato di voler accettare di sostenere una serata come autore interno, ne sono stato ben felice, e non  nascondo, anche curioso.

Lui ha una produzione di foto formidabile, sia per progetti personali che per foto commissionate, ma eseguite sempre con passione e impegno, quindi davvero non sapevo cosa aspettarmi per la serata, ma eccola qui. 

La sua serata l’ha suddivisa in 5 proposte, Kolmanskop, Cappadocia, Boschetto, Praga e Varsavia, ed infine Monica.

Quindi qualcosa di un periodo lontano ma già maturo, e qualcosa di adesso, di questi ultimissimi tempi, una scelta per mostrare cosa può essere cambiato.

Le prime due serie di foto sono ricavate da scansioni di diapositive e sono il frutto di 2 viaggi, peraltro il primo è stato fatto insieme a Vittorio, grande amico di Max e col quale ai tempi ha fatto alcuni viaggi.

È stato per me un viaggio anche nel tempo, le dia che ha portato Max erano quelle che facevano tendenza nel 36°, foto sature, polarizzate, con grandangoli abbastanza intensi per i tempi, e con cieli a volte quasi neri, ed erano un po’ il nostro marchio, e se allora c’era stato un allineamento nello stile, quello era.

Kolmanskop, lo potete cercare su internet, ancora adesso richiama fotografi per la surreale presenza di sabbia fuori e dentro le case abbandonate di quella che è stata una città diamantifera in Namibia, allora colonia tedesca, poi abbandonata perché i diamanti si erano esauriti.

Non so quali fossero le foto di Vittorio e quali di Max, ma questi ambienti sommersi dalle sabbie erano affascinanti.

Cappadocia, un’altra meta già vista nelle foto di Pier qualche settimana fa, ricalca un po’ i contenuti formali della prima presentazione.

Poi Boschetto, un’occasione creata da un impegno professionale per scattare foto durante una produzione cinematografica, ha avvicinato Max ai residenti che abitano qui grazie ad un’opera di supporto e di volontariato del Don Orione, persone a volte restie a farsi conoscere e tanto meno a farsi fotografare.

Ma Max è riuscito ad aprire una breccia e ha portato a casa una serie di bei ritratti, molto intensi, che lasciano intravedere una storia nei volti, nelle pose, negli abbracci e nell’offrire al fotografo i nuovi nati.

Quindi uno degli ultimi viaggi, a Praga e a Varsavia, e qui ho apprezzato l’evoluzione, la maturazione di Max, che trova nelle immagini, nuove e più pacate ispirazioni, una visione mediata, in modo particolare dalla nuova adozione della tecnica della doppia esposizione, già sperimentata con le foto di teatro, con sfondo nero e quindi con più intuitivo posizionamento delle parti del fotogramma, invece con questa nuova serie la sfida è stata più complessa, con sovrapposizioni più astratte  o surreali, ma anche più affascinanti, cogliendo anche occasioni di luci e una fotografia su persone per strada decisamente più diretta, dove le figure umane diventano icone e archetipi dei nuovi abitanti del pianeta.

Ma anche architetture notturne, intimiste ed evocanti in una città che non dorme mai ma si trasforma.

E infine Monica

Ho negli occhi molte immagini di Max, e una vita insieme in amicizia, e sulla base della fotografia, lascia molte tracce.

È stato per lui a mio sentire, l’ inseguire tutta la vita una ricerca di assoluto, un tenzone con una delle produzioni più abbondanti che la nostra cultura sull’immagine ci ha sempre proposto, il volto femminile.

E con le foto che ha scattato a Monica ho trovato la freschezza di un ragazzo, l’entusiasmo e la creatività, il bello con il poco, il semplice, pose naturali grazie a Monica paziente e disponibile, ma anche aggraziata e mai forzata.

Penso di potermi esprimere così perché come lui anch’io ho fotografato e fotografo il volto femminile, e trovo in Stefania giusto una molto paziente collaboratrice e so che a volte non c’è solo divertimento a posare ma a che sforzo, intuizione di cosa cerca quell’uomo davanti a noi con una fotocamera che vuole realizzare qualcosa di non chiaro che gli gira per la testa, e chiede a volte pose impossibili, al limite dell’equilibrio, e con espressioni che non si capisce bene come realizzarle, e con quali muscoli facciali.

Max e Monica hanno voluto divertirsi giocando con inquadrature, mossi, luci, qualche decentrabile o lens baby. Certo l’esperienza e l’abilità sono a favore di un fluire di visioni morbide ed evocative, ma direi mai fini a se stesse, non per estetismi, sublimazioni, ma solo essere, essere se stessi ed esserci con una foto, che la vedi e ti viene da dire, si, ero io che scattavo, si, ero io che camminavo per lui. Una bella serata con un amico che fa il 36º