Manuela fa anche foto, la conosco da poco ma mica so tutto quello che sa fare o sa come farlo, sto imparando ad aspettare che vengano fuori le sue capacità, durante chiacchierate tra amici.
Per ora scatta sia in digitale che a pellicola, e fa foto usando il drone.
E dopo un viaggio in Islanda, credo il secondo, eccola tornare con un paniere di immagini.
Per primo assaggio su questo viaggio, non le “normali” foto da terra, ma dall’aria, da qualche decina di metri e in posizione zenitale con il drone che viaggia con una batteria a temperatura bassa, intorno allo zero, con correnti non indifferenti, e magari a qualche chilometro di distanza, e magari dovendo anche tornare indietro.
Per cui Manuela deve decisamente saperci fare, con ottime cognizioni di volo, una buona esperienza nell’uso del drone sia in condizione per noi abituali, che in quelle direi almeno particolari dell’Islanda.
Ho sentito in sala diverse esclamazioni di stupore su certe immagini, a volte un semplice rigagnolo fotografato dall’alto in mezzo ai ghiacci, diventa altro, il terreno sembra un merletto, i ghiacci staccati dagli iceberg scuriti da eruzioni di anni fa, sono visioni illuminanti sulla recente storia geologica.
Si sente nelle foto di Manuela l’amore per questa terra, per la natura nella sua condizione primordiale, con il rispetto che si può esprimere usando il mezzo fotografico, come un secolo fa fece Ansel Adams, che con le sue foto convinse il congresso americano a proteggere l’area di Kings Canyon facendolo diventare Parco Nazionale. Ora senza arrivare a movimenti ecologisti, Manuela ci ha donato la visione di alcune immagini belle e originali.
Credo invece che Aki, al secolo Annachiara, non resista ai motori, e dopo quello che abbiamo visto qualche mese fa, ecco una nuova proposta, con interessanti foto del Misano Gran Prix Truck, in soldoni una gara di camion da corsa.
Potenze inimmaginabili, oltre i 1100 cavalli, tanto che una partenza da fermo potrebbe distruggere la trasmissione e il cambio, per cui la partenza è da giro lanciato, con una velocità controllata e non superabile di 160km/h.
Con le sue foto siamo entrati nella manifestazione, dal prima, con tutti i camion in esposizione, giganteschi gioielli che si trasformano in abitazioni di lusso, con incredibili stereo, lucine, cromature, scritte e veri e propri affreschi moderni.
Poi siamo passati alla gara, dalle chicane a qualche sportellata, curve con sospensioni raso terra, e con la partecipazione anche di una donna. Pur non potendo muoversi, Aki ci ha offerto diverse riprese con varie fasi della gara.
E infine la parata, camion sulla pista, a sportelli aperti e persone che ballavano sul pavimento lucido del vano di carico, mezzi che avanzavano appaiati come fossero un unico blocco, camion che ballavano sulle sospensioni, insomma la festa di questi giganti; non c’erano i suoni nelle immagini , ma per i presenti erano assordanti.
Quindi ho presentato alcune stampe, risultato di prove sfruttando alcune tecniche per produrre immagini su carta in camera oscura.
In sostanza ho usato 2 tecniche diverse, la prima a sottrazione di sostanza sensibile, la seconda con effetto silhouette.
La carta da stampa é coperta da una superficie sensibile alla luce, e quando la riceve, una volta sviluppata, si annerisce.
Le zone che non ricevono luce rimangono chiare; per stabilizzare la stampa quindi l’ultimo bagno si chiama fissaggio, ed elimina la componente sensibile non utilizzata.
Ho dunque immerso degli steli d’erba nel fissaggio, li ho appoggiati e pressati con un vetro sulla superficie della carta sensibile, peraltro tutto in luce naturale. Il fissaggio ha eliminato la parte sensibile solo dove ha bagnato la carta e quindi sviluppando il foglio, queste zone sono rimaste bianche, mentre il resto è diventato totalmente nero.
La seconda prova invece è consistita nell’ appoggiare gli steli d’erba o addirittura foglie sulla carta vergine, pressando tutto con un vetro e quindi dando luce al tutto.
Più che un effetto silhouette, ho ottenuto una traslucenza delle foglie, con delicate tonalità di grigio dovuta al passaggio parziale di luce attraverso le foglie.
Ovviamente ho cercato di comporre sul foglio il materiale per ottenere anche una composizione. Nulla di nuovo, anzi uno dei padri della fotografia, Talbot, iniziò proprio da questi esperimenti, ma realizzarli é stato per me gratificante, ed è di stimolo per tutti noi ad eventualmente approfondire nella nostra nuova camera oscura del 36.