Un momento, ma quanti siamo?

È un momento, e pur essendo tanti, tanti non si sono visti…

Anche lo scorso anno ci siamo trovati in pochi, eravamo 5, e con il mio banco ottico abbiamo realizzato sul momento i nostri ritratti, sviluppandoli in una improvvisata camera oscura, divertentissimo.

Questa volta, stesso periodo, è ricapitato, deve essere il momento.

Ma avevamo un tema ed ero curioso di capire se poteva funzionare: che ognuno portasse una foto in qualche modo nota, commentandola.

Eravamo 4 gatti e una gatta, e abbiamo pure fatto tardi, facendo cosa?

Drago ha scelto il suo immenso HBC, con il famoso scatto a Scanno, del ’53, un delizioso intreccio di linee di ringhiere, gruppetti di persone, volumi e masse a comporre la storia di un paese.

La cosa interessante è che ha provato a rifarla, andando a Scanno nello stesso posto.

Una ricostruzione molto interessante, analizzando le differenze sul punto dì ripresa, scoprendo la focale utilizzata, ma con la sorpresa che il nostro HBC era un fotografo di alto profilo, e pure di notevole statura, ben 22cm sopra il nostro Marco, e dunque l’inquadratura non poteva totalmente sovrapporsi.

In ogni caso, è stato bellissimo spulciare la foto, comprendere cosa avrà aspettato il maestro per cogliere l’infinito istante; che Drago è stato fermo ad aspettare pure una bella ora, che si componesse un qualcosa di significativo, col risultato che una solidamente piantata a terra e non sognante Rosanna gli ha intimato di desistere, almeno per quel giorno.

Bella storia.

Io da parte mia ho preso ispirazione da un bellissimo libro, l’infinito istante, di Geoff Dyer, e aprendolo ad una pagina qualsiasi, ho trovato una considerazione su un ritratto scattato ad una persona mentre pensa.

Si parte dal pensatore di Rodin scattata da Steichen, per seguire col ritratto di Einstein, scattato da Vishniac, con la storia dell’incontro tra i due, e anche in questo caso ci siamo immedesimati in questo speciale momento dove il viso dello scienziato ha trovato una sua immortalità.

Ma come si sa, la fame vien mangiando, ed ecco che abbiamo scoperto Vishniac fotografo degli ebrei prima della guerra, con il suo bagaglio di storie e negativi cuciti nella fodera dei suoi vestiti per poterli salvare dal nazismo.

Ed ancora il suo alter ego, Hoffmann, fotografo ufficiale del Furher sin dagli albori, quando Adolf stava costruendo il suo personaggio mediatico, con una serie di immagini in sala posa, con un aspirante dittatore che cerca le posture più convincenti per ubriacare le folle.

Ma anche Beppe ha portato qualche foto, anzi riportato una proiezione sul venerdì santo, ma l’essere in pochi mi ha consentito di rivalutare alcune elaborazioni su immagini molto belle e agli occhi del recente corso di camera oscura, con Ilaria abbiamo suggerito alcuni interventi che speriamo potrebbero ulteriormente dar valore ad immagini di per se già buone. Dunque una serata piacevolissima, e l’idea di una foto commentata da ognuno di noi mi sembra abbia dato potenziali frutti; quando saremo tutti d’accordo e in numero più consistente, lo rifaremo, è una minaccia.