Chi entra per la prima volta a far parte del 36° comunica sempre un sentimento positivo, quel misto tra accoglienza, curiosità, voglia di far conoscere una realtà, e ovviamente scoprire e farsi scoprire nel modo di concepire la propria fotografia.

Chi lascia il 36° a volte può dare un po’  di tristezza, a seconda dei casi, un lieve senso di sconfitta, ma se ne accetta l’ineluttabilità.

Motivi, i più disparati, dal cambiare città, al non avere più interesse per la fotografia, dissidi, noia, se ne potrebbe fare un capitolo di un ipotetico libro su questo argomento.

Il ritorno per me è magico.

Che sia qualcuno tornato per un ritrovato interesse, che sia per incontrare i vecchi amici, tutto porta a qualcosa di nuovo in un rapporto già consolidato.

Qui poi nello specifico della scorsa serata, entriamo in un campo che trascende addirittura la fotografia, andiamo nel profondo, nello scavare nel proprio inconscio, dove entrano in gioco vecchi rapporti familiari.

E in più sto scrivendo quasi in una situazione di conflitto d’interessi poiché chi torna al 36º è la persona a me così vicina da essere ognuno parte dell’altro.

Ma si deve scrivere, e si vuole.

Raffaele, che per chi non fosse stato presente venerdì scorso, è mio fratello, ed è entrato con un corso di fotografia al 36 nel 2008 ed è  rimasto quasi una decina di anni, diventando un elemento essenziale nella attività del circolo.

Ha ricoperto ruolo nel direttivo, ha costruito ai tempi il sito del 36, ed è stato una delle colonne portanti del corso di fotografia per diversi anni.

Non meno importante, anzi linfa della vita di un circolo, ha prodotto ottima fotografia, con visioni originali, proiezioni eleganti, esplorazioni di tecniche e mai accontentandosi di ogni risultato.

Poi i casi della vita sono complessi, quello che accade adesso è il frutto del qui e ora, come sta diventando di moda dire, ma è così: quando scrivo queste baggianate, comunque hanno l’importanza di essere una traccia di quel che siamo nel tempo: le cose che un tempo erano splendide, con eventi e situazioni nuove sono impercettibilmente cambiate e certe cose che si facevano, oggi sono anacronistiche e sembra non ci appartengano più.

Per contro certi disagi di qualche tempo fa, oggi sembra siano diventati un ricordo; possiamo solo fluire nel tempo navigando a vista, nella vita come nel 36, che per inciso per molti di noi é una parte importante della propria vita.

Dopo questa parentesi pesantemente filosofica, torniamo, anzi torna, RAF torna!

Inutile dire che per me è una gioia, ma per fortuna direi lo è per tutti, e viviamocelo come verrà.

Ma com’è stata la serata del ritorno di Raf?

Un ricomincio da tre, anzi direi almeno 6, 6 storiche slide che aveva cominciato a fare da subito, ancora durante in corso, e che aveva attirato paradossalmente qualche stupore perché già questa prima slide aveva una qualità che si raggiunge solo e non sempre dopo anni di tentativi.

E via via, altri lavori che col tempo assumono nuovi significati, vedi ponte Morandi, e storici capolavori (non pretendo di dire una verità assoluta, lo è per me) come Pratozanino.

Tutti insieme ci hanno consentito di abbracciare anni di produzione, con uno stile che da subito si è mostrato deciso, e con quella grande intuizione nelle scelte musicali, dove solo cultura, disponibilità alla infinita ricerca e gusto consentono di trovare quella canzone, quella base emotiva capace di creare un flusso emozionale.

Per alcuni di noi è stato un rivedere, ma non nascondo che qualche cosa l’ho scoperta l’altra sera, ma per alcuni  è stata una prima visione.

Varie considerazioni: la forma di visione delle immagini con il montaggio audio-video è diventata una eccezione, da anni che di montaggi se ne fanno pochi, e solo eseguiti da alcuni di noi.

Poi credo ci sia stata una leggera evoluzione, e quindi le slide di Raf segnano il loro tempo, pur mantenendo quella qualità e soprattutto un contenuto a volte impegnato.

Ma abbiamo avuto anche un inedito! Infatti la settimana scorsa, a seguito di un evento a cui Raf e sua moglie hanno partecipato, è venuta l’idea di realizzare dei ritratti dei partecipanti.

Uno sfondo essenziale, pose semplici, e un oggetto che per chi ha posato avesse un certo significato, e sono nati ritratti coinvolgenti, con espressioni sempre naturali, in un bianconero molto granoso come vecchie pellicole.

In questo caso l’accompagnamento musicale è stato un prato fiorito che ha fatto da sfondo a volti sereni, un lieto susseguirsi di pacato ben essere, un giusto coronamento alla serata.

Ma da osservare il Backstage, divertente annotazione della moglie di Raf, Teresa, che si è divertita a registrare i momenti ispirati in cui il nostro protagonista ha creato.

Un bellissimo momento, usare la fotografia per celebrare un incontro tra persone che hanno cercato una crescita tutti insieme, un occhio divertito da parte di Terre, che ha visto rinascere la voglia di scatto in Raf, e tutto trasferito al nostro incontro di venerdì, a coronamento di una serata, per Raf e per me, molto importante. Bentornato Raf